<![CDATA[grafoconsulenze.it - Articoli]]>Thu, 30 May 2019 23:00:36 +0200Weebly<![CDATA[la scrittura è in una strana condizione]]>Wed, 16 Jan 2019 21:47:34 GMThttp://grafoconsulenze.it/articoli/la-scrittura-e-in-una-strana-condizionePlatone - Fedro -
Socrate – Dunque chi crede di poter tramandare un’arte affidandola all’alfabeto e chi a sua volta l’accoglie supponendo che dallo scritto si possa trarre qualcosa di preciso e di permanente, deve esser pieno d’una grande ingenuità, e deve ignorare assolutamente la profezia di Ammone se s’immagina che le parole scritte siano qualcosa di piú del rinfrescare la memoria a chi sa le cose di cui tratta lo scritto.
Fedro – È giustissimo.
Socrate – Perché vedi, o Fedro, la scrittura è in una strana condizione, simile veramente a quella della pittura. I prodotti cioè della pittura ci stanno davanti come se vivessero; ma se li interroghi, tengono un maestoso silenzio. Nello stesso modo si comportano le parole scritte: crederesti che potessero parlare quasi che avessero in mente qualcosa; ma se tu, volendo imparare, chiedi loro qualcosa di ciò che dicono esse ti manifestano una cosa sola e sempre la stessa. E una volta che sia messo in iscritto, ogni discorso arriva alle mani di tutti, tanto di chi l’intende tanto di chi non ci ha nulla [e] a che fare; né sa a chi gli convenga parlare e a chi no. Prevaricato ed offeso oltre ragione esso ha sempre bisogno che il padre gli venga in aiuto, perché esso da solo non può difendersi né aiutarsi.
Fedro – Ancora hai perfettamente ragione.
Socrate – E che? Vogliamo noi considerare un’altra specie di discorso, fratello di questo scritto, ma legittimo, e vedere in che modo nasce e di quanto è migliore e piú efficace dell’altro?
Fedro – Che discorso intendi e qual è la sua origine?
Socrate – Il discorso che è scritto con la scienza nell’anima di chi impara: questo può difendere se stesso, e sa a chi gli convenga parlare e a chi tacere. [...]
(Platone, Opere, vol. I, Laterza, Bari, 1967, pagg. 790–792)
]]>
<![CDATA["se pareba boves alba pratalia araba albo versorio teneba negro semen seminaba"]]>Wed, 16 Jan 2019 21:39:34 GMThttp://grafoconsulenze.it/articoli/se-pareba-boves-alba-pratalia-araba-albo-versorio-teneba-negro-semen-seminabasi tratta di un indovinello fondato su un'antichissima metafora: il confronto fra l'aratura e la scrittura.
Risale al sec. IX è di origine veronese ed è considerato uno dei primissimi documenti della lingua e letteratura italiana.
Infatti è un latino imperfetto e molto vicino al volgare che si andra' sempre piu' affermando nel corso dei secoli successivi.
La traduzione è: assomigliava ai buoi. arava prati bianchi, aveva in mano un bianco aratro e seminava un seme nero.
La metafora è chiara: i buoi sono le dita, l'aratro è la penna, il bianco prato è la pergamena e il seme nero è l'inchiostro.
Probabilmente chi loscrisse memmeno si rendeva conto che stava usando una lingua diversa dal latino che usava di solito.
]]>
<![CDATA[Breve storia della penna a sfera detta "Biro"]]>Wed, 16 Jan 2019 21:36:04 GMThttp://grafoconsulenze.it/articoli/breve-storia-della-penna-a-sfera-detta-biroJohn Loud, un conciatore di pelli statunitense, nel 1888, brevetta una penna senza pennino capace di trasferire l'inchiostro alla pelle per mezzo di una sfera girevole. In seguito brevetta altri strumenti simili, senza produrne nessuno su scala industriale.
Per la prima penna a sfera che scrive su carta bisogna attendere il 1935. Due cecoslovacchi, Frank Klimes e Paul Eisner commercializzano una penna in cui l'inchiostro è forzato verso la sfera da un pistoncino, chiamandola ROLPEN .
Nel 1943, l'Ungherese László József Bíró, produce in Argentina la sua prima STRATOPEN
Biro scelse l'Argentina in quanto anni prima conobbe il presidente argentino Augusto Justo. Il quale, vedendolo usare una penna senza pennino, lo invitò a produrre quello strumento in Argentina.
Nel 1944 l'invenzione di Biro varca i confini Argentini. Le aviazioni inglese e americana cercano una penna pratica da usare, che non spanda come le stilografiche in alta quota e offrono grosse commesse.
Ora l'interesse si sposta tutto nel mercato americano, nel 1946 si vende in USA anche la BIROME che per la sua migliore qualità presto s'impone sul mercato. Va precisato che la penna a sfera non era allora venduta a prezzi popolari e i costruttori ci guadagnavano moltissimo. La penna BIROME costava 20$.
Nel frattempo Marcel Bich compra il brevetto della penna a sfera, nel suo laboratorio in Francia lavora per un paio d'anni a migliorare il prodotto, a renderlo veramente affidabile e producibile in grande scala a prezzo minimo. Puntando al grande mercato statunitense in particolare e a quello globale in generale.
Nasce la BIC in vendita dal 1950 ad oggi con oltre 100 miliardi di penne vendute in tutto il mondo. Bich (1914 - 1994) naque a Torino in Corso Re Umberto e divenne cittadino francese nel 1932
]]>
<![CDATA[Il sensore e lo zoom per una corretta consulenza grafologica]]>Sun, 13 Jan 2019 20:57:53 GMThttp://grafoconsulenze.it/articoli/il-sensore-e-lo-zoom-per-una-corretta-consulenza-grafologicaFoto
Clicca qui per Guidati dalle premesse della pagina inizialee dagli anteposti ivi contenuti, le seguenti indicazioni per eseguire correttamente i rilievi tecnici per una esatta e rigorosa consulenza grafologica. perito calligrafico, consulente grafologo, consulenza grafologica
Nella figura che segue potete osservare quello che è un sensore per immagini, ovvero l’aggeggio che vi permette di raccoglie quanto state rilevando, ed attraverso il quale poi è possibile l’invio dei dati raccolti ottenuti con il vostro “scatto” alla memoria dell'attrezzatura usata (sia essa tablet e/o reflex) attuando nel contempo la loro trasformazione in informazioni digitalizzate che andranno a finire in quel file che poi userete per fare e disfare, ovvero, aprire, vedere, trasformare e/o modificare l’immagine di quello che avete ripreso ed inserirla a vostro piacimento nel lavoro consulenziale.
Di sensori ne esistono vari tipi con sigle differenti, non vi sto adesso a spiegare le diversità  e le qualità dell'uno e/o dell'altro perché sarebbero troppo tecniche, noiose e forse inutili, in  particolare l’unico elemento che mi preme segnalare è quello del fattore della grandezza fisica del sensore stesso, in quanto proprio qui si evidenziano le peculiari differenze per un prodotto finale (immagine) fruibile con facilità permettendo quindi tutte le manipolazioni con un margine di leggibilità del dato ottimale proveniente da quel file. Perito grafologo Grafologo peritale, Grafologo forense
Sempre nella figura seguente ho messo in risalto le varie tecnologie attraverso le quali è possibile effettuare “fotografie”, o meglio dire rilievi nel nostro caso, queste sono messe in comparazione con i sensori con i quali le stesse vengono equipaggiate. Perito grafologo Grafologo peritale, Grafologo forense
Dal più piccolo al più grande; quest’ultimo è il cosiddetto “full frame”, in quanto misura esattamente proprio quanto un singolo fotogramma di una vecchia pellicola fotografica (24x36 mm) ed è in essere solo ed esclusivamente su reflex di un certo costo.
Per farvi capire, ricordate quando andavate dal fotografo per farvi sviluppare il rullino, poi nel ritirare le foto vi erano allegati i negativi, ecco questi rappresentano, come idealizzazione di forma e dimensione proprio  il formato full frame.
Finisco questo discorso con il segnalarvi che non tutte le reflex sono formato full frame, infatti quelle di questa categoria meno costose non lo sono in quanto il sensore, a secondo della marca, ha una misura inferiore, anche se di poco, dal full frame (reflex Canon 22,2×14,8 mm - Nikon, Sony e Pentax da 23,6×15,7 mm).
Come potete notare, la differenza relativa alle grandezze dei sensori sono palesemente percepibili, quello che equipaggia uno smartphone risulta essere ridotto ai minimi termini se confrontato con quello di una reflex, ed ancor di più con quello di una reflex full frame.
Ok, quindi vi chiedere ma che c'entra esattamente la differenza di grandezza se poi il prodotto finale, intendo l’immagine che alla fine osservate sul pc o che inserite nella consulenza, così ad occhio  ed a sensazione è simile, identica insomma; ed io vi pongo un altro interrogativo, ma siete proprio sicuri?
La risposta è semplice, un sensore di misura maggiore incamera informazioni maggiori rispetto a quello più piccolo; è tutta una questione di ricezione e fissazione delle informazioni. Naturalmente più piccolo è il sensore, meno spazio per memorizzare i dati avrà, quindi sarà costretto (attraverso algoritmi software appositi) a comprime quelli che riceve, perciò queste modalità ricettive e di memorizzazione andranno inevitabilmente ad influire sulla qualità ed integrità del prodotto finale, ossia elementi inerenti la qualità della nostra immagine.
Queste informazioni compresse sono tutte pressoché relative a due elementi fondamentali, ovvero al colore ed alla risoluzione, queste sono quindi  direttamente riscontrabili nel totale dei numero di pixel prodotti e dei quali l'immagine è formata; quindi maggiore sarà il numero di pixel, maggiore sarà la quantità e la qualità di "dettaglio" che possiamo chiedere all'immagine.
Il pixel, di forma quadrata, non è altro che una minima porzione di colore in composizione e della quale è formata l’immagine stessa; infatti se uniamo tutti i pixel questi formano e disegnano il suo complesso. Ovvero più pixel il nostro sensore riesce a creare, più dettagli di quello che stiamo fotografando vengono memorizzate e supportate.


Quindi l’immagine che andiamo a incollare sul nostro documento, se ripresa attraverso un tablet od uno smartphone sicuramente non avrà le stesse caratteristiche, relativamente alla qualità, quantità e dettaglio di una proveniente attraverso l’uso di una reflex. Perito grafologo Grafologo peritale, Grafologo forense
Per concludere questo primo articolo, non posso non informarvi che un altro elemento di differenza degli strumenti appena citati, che va ad incidere notevolmente sull’immagine, è anche quello relativo all’obiettivo, in parole povere quello che vi permette anche di effettuare lo zoom, ovvero di avvicinare e/o allontanare l’elemento che state riprendendo. Perito grafologo Grafologo peritale, Grafologo forense
Negli smatphone e tablet, almeno fino a questo momento storico, non esiste lo zoom ottico, quello che viene permesso con questi strumenti è quello di carattere digitale. perito calligrafico, consulente grafologo, consulenza grafologica
Cioè lo strumento, tablet o smatphone che sia, attraverso algoritmi ed il software installato permette l’avvicinamento e/o l’allontanamento del soggetto ripreso, ma questa modalità indubbiamente permette la perdita di dati, in quanto viene lavorata la stessa immagine ripresa senza zoom, cioè quando pensate di effettuare uno zoom di un soggetto attraverso un tablet o o smartphone, non fate altro che ingrandire l'immagine  che è già all'interno del sensore, quindi effettuate uno zoom in modalità digitale, questo incide poi in una perdita di qualità e dettaglio, ovvero il prodotto che ne deriva è senz’altro scadente.  perito calligrafico, consulente grafologo, consulenza grafologica
La differenza quindi si nota, infatti usando una reflex, nella quale lo zoom è di carattere meccanico, ovvero funziona attraverso l'interazione e  posizionamento delle lenti all’interno dell’obiettivo, il soggetto ripreso viene allontanato e/o avvicinato senza la perdita di qualità e dettaglio, mentre lo zoom eseguito con un tablet o smartphone è relativo alla stessa immagine ripresa in modalità normale lavorata poi attraverso algoritmi e software installati ed ingrandita digitalmente permettendo, appunto, lo zoom, ma con conseguente perdita di qualità presentandosi se si ricerca qualche dettaglio visibilmente “sgranata”.

Nelle immagini sotto evidenziate notiamo contrapposte la stessa porzione cartacea, dove è impressa una parte stampata, scattata sia con una reflex prima e con un tablet dopo. perito calligrafico, consulente grafologo, consulenza grafologica
Le immagini seguenti ci permettono di osservare distintamente la perdita di qualità e di sostanza del soggetto ripreso; attraverso il rilievo fatto con la reflex, l'ingrandimento permette anche di poter distinguere sia la modalità di stampa (inkjet) e sia il tratto dello strumento scrittorio usato, (una biro) mentre la stessa operazione eseguita con il tablet (per uno smartphone è uguale) non permette praticamente nulla in quanto a mala pena si riesce a distinguere il soggetto ripreso. Perito grafologo Grafologo peritale, Grafologo forense
Spero di aver dissipato i dubbi e/o i convincimenti relativi all’uso della tecnologia che al momento ci permette di poter effettuare rilievi, e della diversità del prodotto finale, concludo solo con il dire che il prezzo di una reflex non supera, ma a volte è anche inferiore, quello di uno smartphone o tablet di fascia media. perito calligrafico, consulente grafologo, consulenza grafologica
.

]]>
<![CDATA[I rilievi tecnici per una corretta consulenza Grafologica]]>Sun, 13 Jan 2019 20:53:42 GMThttp://grafoconsulenze.it/articoli/i-rilievi-tecnici-per-una-corretta-consulenza-grafologicaIn questa pagina riporterò una serie di articoli inerenti i rilievi tecnici nel campo della consulenza grafologica.
E’ certo che in tutti questi anni trascorsi a fare il Grafologo ne ho viste tante, di belle e di brutte (lasciando stare quelle ridicole).
Questi aspetti che richiamo sono diversificati, spaziano sul come affrontare i rilievi tecnici al come predisporre il prodotto finale sul nostro lavoro consulenziale.
Ciò considerando l’aspetto puramente oggettivo, non mi azzarderei naturalmente ad espormi sul criticare il contenuto logico e soggettivo di tutti gli step ed in particolare quelli relativi alle cognizioni impostate sul lavoro Grafologico puramente così svolto.
Ricordo ancora quando presso un notaio (sarò vago per non incorrere nelle ire funeste)eravamo intenti ad effettuare dei rilievi fotografici riguardo un certo documento, io ero lì con la mia attrezzatura: una reflex  con flash wireless, una bridge  sprovvista di filtro Cut-Off per riprese con tecnologia all’infrarosso ed all’ultravioletto con i relativi filtri a varie lunghezze d’onda I.R. ed U.V., i diversi illuminatori e per finire con i miei più cari strumenti tecnologici, ovvero il fido pc portatile, il microscopio “a forma di mouse” e lo scanner “che non mi lascia mai”.
L’altro consulente, al contrario, era “addirittura” attrezzato (solo) di un eccezionale strumento informatico, che a suo dire riusciva ad operante anche in modalità multifunzione e multitask; osservandolo con più attenzione mi accorgo con stupore che questo eccezionale strumento era comunque ed esclusivamente un semplice tablet.
E’ non vi dico di quando colui/ei  nel bel mezzo di importanti operazioni peritali, osservando la mia attrezzatura esclamò spavaldamente, dall’alto della sua integerrima autorevolezza, “interessante la tua strumentazione, ma avrai speso un sacco di soldi……..inutilmente direi, vedi io invece ho solo questo (mostrandomelo)…………..un buon telefonino dalle ottime capacità fotografiche………basta questo…….. fidati”.
Oppure di quando ho letto quella consulenza d’Ufficio con disegnato a mano libera sulle immagini stampate frecce, linee, quadrati, esagoni, triangoli, galline e gallinacci messi li per segnalare i punti caldi del tratto grafico in questione.
O di quel partecipante che in un seminario chiese all’illustre di turno che era intento a spiegare le varie tonalità di colore  “ma i pixel ed i bit  sono la stessa cosa? ”, oppure di quel consulente che rispondendo a delle mie osservazioni alla sua consulenza d’ufficio replicò che i rilievi espletati attraverso strumentazione con tecnologia IR o UV portano alle stesse conclusioni.
Per finire con quel CTP che non venne alle operazioni peritali adducendo al cliente della sua non presenza “per non disturbare”, ma questo magari è un altro discorso……opssss volevo dire articolo, o con quel, sempre CTP, che durante delle O.P. si espresse che non effettuava dei rilievi nei confronti del documento conteso, ma stava eseguendo una acquisizione, ben inteso che fece inserire a verbale questo e che comunque detto documento non si mosse dallo studio del CTU.
Naturalmente io non sono un Professore, non posseggo l’autorevolezza per poter imporre determinati stimoli e non voglio essere quello che secondo lui è il “so tutto io”; ma le vicissitudini che ho appena accennato mi hanno fatto profondamente riflettere sul perché ci troviamo davanti a determinate problematiche alle quali gli attori che vi partecipano, l’hanno fatto sicuramente senza conoscere la validità, la dimensione e la necessità dei mezzi tecnologici e delle operazioni informatiche che sono necessari per avere quel quantum di equilibrio logico di accettabilità da mettere in atto per avere un prodotto finale di quantità e qualità da poter adoperare, almeno con sufficienza, nelle proprie consulenze.
Di questo posso essere concretamente sicuro, perché poi i risultati vengono alla luce leggendo le documentazioni inerenti, dove si evidenziano tra l’altro immagini sfocate oppure ingrandite così come viene, quindi alla meglio, senza criterio e senza portare a conoscenza delle percentuali d’ingrandimento andando anche a dare impostazioni all’immagine finendo così per darle un aspetto completamente diverso dall’originale.
In quanto come sappiamo ogni nostra “intromissione” in tutta la procedura inerente i rilevi tecnici ed il loro prodotto finale deve essere sempre replicabile; ovvero, non solo devo fornire l’esatto iter attraverso la quale sono arrivato ad un determinato risultato, ma devo anche fornire la base sulla quale attuare detto processo.
Questo è fondamentale perché le norme che organizzano tali operazioni prevedono che le stesse possano essere ripetute al fine di verificare il risultato a cui si è giunti, eseguendo quindi le medesime operazioni, settaggi ed evoluzioni, queste a volte anche di carattere informatico.
Quindi ciò che mi ha condotto alla stesura del presente articolo e degli altri che ne seguiranno, è da addebitare solo al cercare di porre in essere un generale miglioramento alla qualità dei prodotti finali ed ad una loro “normale” fruizione e replicabilità; naturalmente non voglio ridicolizzare nessuno, ma è sicuro che l’esistenza di schemi e sequenzialità predefinite ed accettate come l’esatta metodologia da seguire esattamente ed attraverso le quali effettuare una ricognizione e/o lavoro nel campo peritale Grafologico ci sono, è sono state anche messe nero su bianco.
Quindi non invento niente di nuovo, in quanto già esistono linee metodologiche, deontologiche, etiche e professionali stabile da seguire, sia esse a carattere generale e sia esse a carattere speciale, che a volte non vengono messe in opera così come dovrebbe essere, finendo il più delle volte ad essere interpretate e praticate a seconda del caso in trattazione.
L’uniformità dei contesti, questo è l’aspetto che spero di riuscire a rendere più evidente con questo lavoro, almeno nel campo relativo ai rilievi tecnici ed all’uso degli “oggetti” che la tecnologia ci mette a disposizione per operare al meglio, e fino a “prova d’errore”, nel nostro caro campo grafologico.
Premesso che il discorso va al di là dell’essere CTU, CT del PM, Perito del Giudice o CTP, ma si insinua proprio lì  dovè il confine dell’essere professionale ed eticamente corretto, con l’essere un amante del così come viene, tanto sono stato nominato CTU, quindi faccio un po’ come mi pare………..; adesso, non voglio certamente criticare più di tanto e tantomeno imporre taluni comportamenti, ma sorge in me la convinzione di almeno poter tracciare e rinnovare quelle linee guida (che ripeto già esistono scritta e decantate da illustri personaggi Grafologici)  sull’educazione del come fare o non determinate operazioni e procedure in sede consulenziale.
A questo punto volevo ringraziare tutti gli illustri grafologi che mi hanno saputo guidare in questo campo.
Attraverso i loro insegnamenti e le loro convinte asserzioni mi hanno illuminato ed indicato l’esatta via in questo vasto campo, composto anche di nozioni tecniche e tecnologiche non sempre esposte chiaramente e non sempre alla portata di tutti.
Inizio quindi questa serie di riflessioni con l’immagine ed il suo contorno, sul come impostare l’attrezzatura e sul come rendere poi fruibile quello che abbiamo rilevato.
Tornando indietro nel discorso, ma vi sembra possibile, così anche solo a livello di sensazione, che un’immagine rilevata con una reflex abbia le stesse caratteristiche e peculiarità di una ripresa con uno smarphone o con un tablet?
Preferisco non imporvi una serie di nozioni tecniche e di sigle che alla fine dei conti poi annoiano e non vengono manco lette, vorrei con parole semplici, farvi solo rendere conto delle diversità tecniche e tecnologiche relative ai fini delle qualità che poi si andranno a ripercuotere nell’immagine finale.​
]]>
<![CDATA[Le buone prassi per l’analisi forense della firma grafometrica]]>Sun, 13 Jan 2019 19:42:38 GMThttp://grafoconsulenze.it/articoli/le-buone-prassi-per-lanalisi-forense-della-firma-grafometricaLe buone prassi per l’analisi forense della firma grafometrica vengono presentate sono il risultato della collaborazione tra tutti gli attori del Corso sull’analisi e comparazione di firme grafometriche coordinato dalla referente alla formazione dell’Associazione Grafologica Italiana, Antonella Foi, che si è tenuto a Roma nel periodo ottobre-febbraio 2017-18 con il patrocinio di AIFAG e ANORC,  l’apporto tecnico della Namirial nella persona dell’ing. Luigi Enrico Tomasini e della Wacom. 
Esse riguardano l’acquisizione e il trattamento dei dati che costituiscono la firma grafometrica  in verifica e quelle di comparazione, che richiedono nuovi comportamenti e modalità di gestione dei medesimi, utilizzandoli al meglio e sostituendoli ai valori estimativi che il grafologo forense utilizza nelle perizie su carta. Il confronto interno tra grafologi e docenti ha consentito di individuare una modalità di condotta dell’iter processuale focalizzata sulla necessità di preservare il processo dall’inosservanza della privacy (i dati sono segnalati dal Garante come semi sensibili) e da un uso fraudolento da parte dei medesimi da chi ne può venire in possesso. firma grafometrica
La firma grafometrica è sempre un originale perché i dati numerici che la costituiscono misurano e descrivono il movimento della punta della penna, che è governata da un soggetto che vi immette le caratteristiche grafiche personali.
Utilizzandoli è possibile ricostruire il movimento, generando su altri documenti, diversi da quello ove si trova l’esemplare primigenio, altri originali.
La prima cautela, quindi è di operare in un ambiente bianco, se possibile su un computer senza collegamenti, in modo da evitare a priori qualsiasi intrusione. Se si vuole utilizzare il computer che si usa di solito, è possibile fare una partizione dell’hard disk interno e tenere una parte protetta da password e scollegata, solo per questa evenienza.
La seconda riguarda l’acquisizione dei dati, da parte del C.T.U./perito dal notaio o dal terzo fiduciario che li conserva criptati.
Egli, su richiesta dell’Autorità Giudiziaria eseguirà l’apertura del vettore biometrico cifrato con la sua chiave privata, estrarrà lo stesso in chiaro e l’impronta (hash) del contenuto originale firmato, verificandone l’integrità.
Se il documento risulterà integro, si predisporrà ad inviarlo al perito incaricato.
La funzione hash  è associata a uno e solo testo in chiaro e la minima modifica del documento implica anche la modifica del suo hash.
Il termine hash si riferisce ad una funzione matematica non iniettiva (e quindi non invertibile) che restituisce una stringa di lunghezza predefinita, che viene usata in vari ambiti, non da ultimo quello crittografico.
Ad esempio viene utilizzata per verificare l’integrità di un certo contenuto, poiché l’esecuzione dell’algoritmo di hash su quest’ultimo fornisce una risposta completamente diversa, anche in seguito ad una lievissima modifica, rispetto a quello eseguito sull’originale.
Il processo si avvale della “crittografia asimmetrica” detta anche a “doppia chiave”. Essa prevede che ogni attore coinvolto possieda una coppia di chiavi: la “chiave privata”, personale e segreta, che nel processo descritto viene utilizzata dal notaio o dal grafologo forense per decodificare il documento criptato; la “chiave pubblica”, che serve a criptare un documento destinato alla persona che possiede la relativa chiave privata.
Le chiavi pubbliche possono essere scambiate anche su un canale non sicuro (via e-mail, tramite un key server, su una pagina web ecc.), perché esse non sono associate a una “persona”, ma esclusivamente a una chiave privata.
Questa procedura è necessaria per rendere inutilizzabili i dati una volta criptati.
In quest’ottica è necessario accertarsi che il grafologo incaricato (e quelli delle parti, come sarà precisato oltre) siano in possesso di una chiave pubblica e una privata e inviino la propria chiave pubblica al conservatore (notaio o terzo fiduciario).
Costui fornirà al perito incaricato dall’Autorità Giudiziaria il vettore biometrico cifrato che Egli decripterà con la sua chiave privata sul suo computer privo di collegamenti per evitare il pericolo di intrusioni.
Per evitare di investire il perito (che giura) della responsabilità di consegnare i dati in chiaro ai CT delle parti, sarebbe opportuno far operare individualmente ciascun CT (che non è tenuto a giurare), come il perito, dotandosi degli strumenti necessari.
Anche i dati di un eventuale saggio grafico grafometrico dovranno essere criptati dal C.T.U./perito, condivisi con i C.T.P.  attraverso la loro chiave pubblica; questi  a loro volta decripteranno il vettore biometrico con la loro chiave privata.
Tali dati andranno alla fine conservati per un eventuale nuovo giudizio.
Chi li conserverà? Il conservatore, altri?
Non si ritiene corretto farli conservare al perito, perché non è qualificato a farlo.
In ogni caso sarebbe opportuno sollevare il perito incaricato dall’A.G. – che segua attentamente gli accorgimenti indicati, facendone verbale - da ogni responsabilità nel periodo della conservazione, in quanto ogni vettore biometrico è da considerarsi un originale.
Riteniamo necessaria, alla conclusione del procedimento, la cancellazione con modalità sicura dei dati sensibili da parte di tutti gli attori intervenuti nel processo, lasciandone solo di parziali all’interno della perizia, se utili alla comprensione della medesima.
Sarebbe altresì utile produrre una attestazione all’A.G. di tale cancellazione, attuata con sovrascrittura (così come previsto da Garante della Privacy).
La modalità indicata dovrebbe limitare le possibilità di dispersione dei dati in chiaro. Ovviamente saranno presi in considerazione altri suggerimenti, in particolare dall’A.G.; la gestione di una firma grafometrica, infatti, richiede l’apporto di tutti gli attori che a vario titolo entrano nel processo di verificazione, ciascuno con le proprie competenze.
Per quanto riguarda lo svolgimento della perizia e l’esposizione dei dati da parte del grafologo forense, è necessario che, oltre alla scrupolosa descrizione del processo seguito, la relazione debba contenere tutte le informazioni tecniche che lo portano a esprimere un giudizio sulla natura della firma, seguendo il protocollo d’indagine delle firme su carta, ma avvalendosi di grafici e illustrazioni che rendano chiaro il processo di discriminazione delle ipotesi. firma grafometrica
Il Corso sull’analisi e comparazione di firme grafometrichesi è avvalso della disponibilità dei seguenti docenti che hanno consentito agli iscritti di acquisire tutte le competenze necessarie per affrontare un incarico di verifica di tali firme. firma grafometrica
Prof. Guglielmo Antonutto, Dott. Stefano Arbia, Dott. Roberto Federiconi,, Avv. Luigi Foglia, Ing. Giovanni Manca, Ing. Mauro Mattioli, Prof. Giuseppe Pirlo, Dott.ssa Emanuela Sandonini, Dott. Stefano Zanolli, Ing. Luigi Enrico Tomasini. firma graf ometrica
Il loro apporto competente e rigoroso è stato determinante per la buona riuscita del corso e per la stesura delle linee guida. Ad essi il ringraziamento dell’Associazione Grafologica Italiana per la grande disponibilità.firma grafometrica
Alla redazione delle Buone prassi per l’analisi forense della firma grafometrica hanno partecipato i seguenti grafologi forensi, soci ordinari AGI:Mauro Caminiti, Roberta Cresto Gambarova, Massimo Del Sordo, Barbara Di Giusto, Antonella Foi, Graziella Galetta, Daniela Mazzolini, Silvia Mazzolini, Alessandra Millevolte, Salvatore Musio, Annalisa Nazzaro, Patrizia Pavan, Giuseppina Petrosino, Maria Pinna, Maria Giovanna Salis, Filomena Maria Tierno, Giacomo Valenti. firma grafometrica
]]>
<![CDATA[Le applicazioni della grafologia]]>Sun, 13 Jan 2019 19:34:46 GMThttp://grafoconsulenze.it/articoli/le-applicazioni-della-grafologiaLa grafologia permette di effettuare l’analisi della personalità attraverso lo studio della scrittura e può essere validamente applicata, con finalità diverse, nei settori aziendale, giudiziario e  scolastico.
In aziendaè utilissima nella selezione delle candidature oppure per conoscere le potenzialità dei collaboratori già in forza, ai fini di un avanzamento in carriera, un trasferimento ad altre mansioni e per il conferimento di ruoli di maggior responsabilità.
Può essere utilizzata anche semplicemente per tastare l’area motivazionale dei singoli dipendenti per meglio incentivarli nella prestazione lavorativa. L’esame della firma di un dipendente potrebbe costituire il presupposto per una contestazione disciplinare.
Nel campo giudizialela grafologia è utile per analizzare firme, testamenti, lettere anonime, scritte murarie. Il privato può rivolgersi al grafologo per un parere preliminare orale o scritto volto a valutare la sussistenza dei presupposti per intraprendere un’azione legale. Molto diffusa è la necessità di fare esaminare la firma, considerata l’importanza che riveste sui documenti ufficiali (contratti, assegni bancari, specimen, ricevute di raccomandate, documenti vari sottoscritti nell’esercizio dell’attività lavorativa…).
Nel settore scolastico, l’analisi della scrittura può essere di supporto nell’orientamento per la scelta dell’istituto superiore e della facoltà universitaria. Inoltre, il grafologo si occupa di rieducare la scrittura degli studenti, ma anche di adulti, affetti da disgrafia attraverso sedute individuali e con un programma mirato e personalizzato alle specifiche difficoltà riscontrate.
Negli ultimi anni, questa disciplina si è ritagliata nuovi spazi in campi inusuali, ad esempio, nella stesura delle biografie di personaggi storici, nello studio dell’affinità di coppia, nel settore medico/psicologico ove è di supporto a psichiatri e psicologi senza invadere le loro competenze.
Infine, l’analisi di personalità: coloro che vogliono conoscersi meglio ed acquisire una maggior consapevolezza di sé, possono richiedere un profilo di personalità sintetico o approfondito, senza sottoporsi ad esami invasivi o a lunghi colloqui.
E’ sufficiente fornire un testo firmato su un foglio bianco formato A4 e alcune informazioni  (professione, età, studi compiuti e sesso). Non è nemmeno necessario incontrare il consulente che può lavorare “a distanza” con l’ausilio di un pc e un indirizzo di posta elettronica.
]]>
<![CDATA[Elenco grafologi forensi esperti in analisi e comparazione di firme grafometriche]]>Thu, 10 Jan 2019 13:45:04 GMThttp://grafoconsulenze.it/articoli/elenco-grafologi-forensi-esperti-in-analisi-e-comparazione-di-firme-grafometricheL’Associazione Grafologica Italiana (AGI), sulla base delle nuove prospettive legate alla dematerializzazione e alle problematiche di eventuali contestazioni di firme grafometriche, ha promosso e ultimato un corso di specializzazione che ha formato un primo gruppo di grafologi forensi “Esperti in analisi e comparazione di firme grafometriche”, autori del Protocollo operativo.
Il corso si è avvalso del contributo altamente qualificato di relatori e di professionisti dell’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) ed è stato svolto in partnership con l’Associazione Italiana Firma elettronica Avanzata biometrica e Grafometrica (AIFAG), con l’Associazione Nazionale per Operatori e Responsabili della Conservazione digitale (ANORC).
La parte tecnico-informatica è stata curata dalle principali software house presenti sul mercato italiano ed europeo, quali Namirial Spa e Unimatica Spa.
Si segnala pertanto, l’elenco di grafologi forensi che, a seguito della frequenza del suddetto corso hanno acquisito anche competenze specifiche riguardo le tematiche in oggetto, in ragione della complessità delle procedure necessarie per l’espletamento dell’incarico di verificazione di firme grafometriche contestate.
REGIONE ABRUZZO
DEL SORDO MASSIMO
massimo.delsordo@grafologico.it,
cell. 392/1886833

REGIONE CAMPANIA
NAZZARO ANNALISA
annalisa.nazzaro@virgilio.it, cell. 347/6457385


REGIONE EMILIA ROMAGNA
DI GIUSTO BARBARA
barbara.digiusto@gmail.com, cell. 335/5832385

REGIONE FRIULI VENEZIA GIULIA
FOI ANTONELLA
antonellafoi@yahoo.it, cell. 349/2678503

REGIONE LAZIO
CAMINITI MAURO
mauro.caminiti@libero.it, cell. 338/2205749
GALETTA GRAZIELLA
graziella.galetta@yahoo.it, cell. 334/6990254
MAZZOLINI DANIELA
mazzolinidaniela64@gmail.com, cell. 339/6482082
MAZZOLINI SILVIA
silviamazzolini@me.com, cell. 347/2314373
PETROSINO GIUSEPPINA
giusygraf@alice.it, cell. 333/5780776
PINNA MARIA
mariapinn@inwind.it, cell. 338/4190119

REGIONE LOMBARDIA
CRESTO GAMBAROVA ROBERTA
info@robertacresto.it, cell. 335/6385072

REGIONE MARCHE
MILLEVOLTE ALESSANDRA
alessandramillevolte@gmail.com, cell. 348/6508806

REGIONE PIEMONTE
MUSIO SALVATORE
consulenzemusio@gmail.com, cell. 338/4699345
VALENTI GIACOMO
giacomo@studiografologicovalenti.it, cell. 333/5294586

REGIONE PUGLIA
TIERNO FILOMENA MARIA
tierno@grafologiperiti.it, cell. 329/3281156

REGIONE SARDEGNA
SALIS MARIA GIOVANNA
mariag.salis@tiscali.it, cell. 347/6362262

REGIONE VENETO
PAVAN PATRIZIA

patrizia.pavan@studiopavan.legal, cell. 338/4456516
]]>